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"Le mie prigioni", di Silvio Pellico

Nel 1820 Pellico viene arrestato per carboneria.

"O fugacità del tempo, o mobilità perpetua delle cose. La fortuna cessò di sorridermi, qui sepolto in prigione. Ieri ero uno dei mortali più felici del mondo, oggi non ho più alcuna delle dolcezze che confortavano la mia vita. Non più libertà, non più consorzio di amici, non più speranze. No, il lusingarsi sarebbe follia. Di qui non uscirò, se non per essere gettato nei più orribili covili o consegnato al carnefice... Mi intenerii e piansi come un fanciullo"

" Lo svegliarsi la prima notte in carcere è cosa orrenda. Possibile - dissi, ricordandomi dove io fossi - io qui, e non ne è ora un sogno il mio. Ieri dunque mi arrestarono, mi fecero quel lungo interrogatorio ed io piansi tanto pensando ai miei genitori. Il riposo, il perfetto silenzio, il breve sonno, sembravano avere centuplicato in me la possa del dolore. In quell'assenza totale di distrazioni, l'affanno dei miei cari allorchè odrebbero del mio arresto mi si dipingeva nella fantasia con una forza incredibile. In questo istante - dicevo - dormono ancora tranquilli, non punto presaghi del luogo ove io sono. O infelici, se Dio li togliesse dal mondo avanti che giunga a Torino la notizia della mia sventura. Chi darà loro la forza di sostenere questo colpo. Una voce interna pareva rispondermi: Colui che tutti gli afflitti invocano e amano e sentono in se stessi, Colui che dava la forza a una madre di seguire il figlio al Golgota e di stare sotto la sua croce, l'amico degli infelici. Quello fu il primo momento che la religione trionfò nel mio cuore.
Per l'addietro, senza essere avverso alla religione, poco e male la seguivo. Le volgari obiezioni con cui suole essere combattuta, non mi convincevano. Tuttavia mille sofistici dubbi infievolivano la mia fede. "

"Sii conseguente, sii cristiano - dicevo a me stesso -Non malignar più su qualche abuso, su qualche punto difficile della dottrina della Chiesa.In prigione deliberai di stringere questa conclusione, nella ravvivata credenza in Dio. Se taluno lo avesse saputo, mi avrebbe detto avvilito dalla disgrazia". 

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