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Il tempo in carcere, da "Cos'è il carcere", di Salvatore Ricciardi

Per chi vive fuori dal carcere, come si dice "in libertà" il tempo, le ore e i minuti vengono ritmati dall'orologio e dal calendario. Le giornate vengono scandite dal tempo di lavoro, dal poco tempo di riposo, dal tempo dedicato agli acquisti, dalle chiacchiere al bar o in piazza...
I tempi più lunghi vengono cadenzati dalla busta paga, dall'affitto o dal mutuo da pagare. Quelli ancora più lunghi, dai figli che crescono, dal diploma, qualcuno che muore, una nascita,l'acquisto della macchina o della casa, dalle vacanze e dai viaggi...
Dentro al carcere tutti questi episodi di vita non ci sono.
D'altronde la parola tempo viene da termini latini come tempetus, tempetas, termini che rappresentano quel fenomeno naturale, la tempesta, conosciuta da sempre e osservata con stupore e paura. Fenomeno che si produce quando una serie di elementi - vento, temperatura, pressione, umidità - si miscelano e, in un tempo dato, esplodono in quello spettacolo che sorprende e meraviglia ancora oggi, con tuoni, lampi, vento e scrosci d'acqua. 
Nel carcere non c'è questo tempo, il tempo delle cose che succedono, dei cambiamenti che avvengono. E' tutto sempre uguale.
In carcere non c'è tempo perchè non c'è attività, se per attività intendiamo la trasformazione intenzionale e finalizzata, della forma e dello stato di un oggetto, di un ambiente, di se stessi. 
L'attività si conquista quando si opera contro il carcere, nei preparativi per una evasione o per una rivolta. Nel segare le sbarre, scavare un buco, imboscare un arnese, costruire un coltellaccio, intrecciare una corda, ecc.
Se non c'è cambiamento, il tempo non c'è. In carcere il tempo è assente, è immobile. Non scorre.
"Il problema del tempo è fondamentale. Qui nulla permette di distinguere un'ora dall'altra. Una volta trascorse, le ore svaniscono nel nulla. Il minuto presente si può dilatare all'infinità. So che un detenuto , già dopo la prima ora di carcere, è una persona mentalmente squilibrata" ( da Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario" ).
Chi sta dentro vive altri ritmi, altri tempi. La giornata carceraria è cadenzata dai rumori del carcere. 
Al mattino presto è la conta. Numerosi scarponi pestano il corridoio e sbattono, aprendo le porte di ferro, le blindate o 'blindo' delle celle. Li senti arrivare. E' come un'onda rumorosa che si avvicina fino ad esploderti nella testa. Aprono il cancello, anch'esso in ferro, per contare i carcerati e battere con una barra di ferro le grate della finestra. Nel far ciò aprono la finestra provocando una corrente d'aria che, nelle giornate fredde e umide, scatena una giaculatoria di imprecazioni da parte dei detenuti ancora sotto le coperte. La mattinata prosegue con lo sferragliare del carrello della colazione.Poi, di nuovo, gli scarponi delle guardie che gridano "aria" e termina con lo sferragliare del carrello che porta la cena. L'intera giornata si chiude quando il rumore di altri scarponi annuncia che le guardie stanno chiudendo le blindate, dopo la conta serale, e lo spegnimento della luce. La giornata è finita. 
Scarponi e carrello sono le due lancette dell'orologio carcerario. 
Ogni giornata è uguale all'altra., dunque il tempo giornaliero non viene scandito. Il tempo più lungo, mesi, anni, viene ritmato dal fine pena o dal trasferimento ad altro carcere.
Vi sono altre scansioni del tempo carcerario. I colloqui con i familiari, per chi li fa, segnano lo scorrere dei giorni e delle settimane. "Domani faccio il colloquio", sta a significare che il detenuto ha introdotto nell'immobilità del tempo carcerario la variante di un'ora di colloquio.
Il detenuto che si prepara al colloquio è molto concentrato, come per superare un esame. Prepara dentro di sè vari contenitori dove raccoglierà tutte le immagini, le sensazioni, gli odori, le carezze, insomma tutte le emozioni, perchè il carcerato ferma il tempo in quei minuti di colloquio, cercando accumulare il maggior numero di impressioni (...). 

Quel senso di spaesamento, quel malore dovuto alla separazione prepotente ed improvvisa dalla tua esistenza concreta, alla violenta distruzione delle tue amicizie e relazioni. Un vuoto che non sai come riempire, se non con i sogni senza dimensione. 
Ora che sei dentro ti sorprendi di confrontare quello che facevi fuori insieme agli altri liberi con quello che fai con i tuoi compagni carcerati (...).

Dal momento dell'arresto.Arrestare, fermare, frenare, interrompere, sospendere, far cessare, terminare, bloccare, troncare, catturare, immobilizzare, incatenare, ammanettare.
Ti arrestano e bloccano il tuo flusso vitale. Vengono troncate le tue relazioni personali e sociali, rendendo impossibile ogni tua comunicazione. 
Non ti rimane nulla di ciò che avevi al momento dell'arresto. Assomiglia a uno sradicamento, a un azzeramento dell'identità. 



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