Per chi vive fuori dal carcere, come si dice "in libertà" il tempo, le ore e i minuti vengono ritmati dall'orologio e dal calendario. Le giornate vengono scandite dal tempo di lavoro, dal poco tempo di riposo, dal tempo dedicato agli acquisti, dalle chiacchiere al bar o in piazza... I tempi più lunghi vengono cadenzati dalla busta paga, dall'affitto o dal mutuo da pagare. Quelli ancora più lunghi, dai figli che crescono, dal diploma, qualcuno che muore, una nascita,l'acquisto della macchina o della casa, dalle vacanze e dai viaggi... Dentro al carcere tutti questi episodi di vita non ci sono. D'altronde la parola tempo viene da termini latini come tempetus, tempetas, termini che rappresentano quel fenomeno naturale, la tempesta, conosciuta da sempre e osservata con stupore e paura. Fenomeno che si produce quando una serie di elementi - vento, temperatura, pressione, umidità - si miscelano e, in un tempo dato, esplodono in quello spettacolo che sorprende...