"La prima domanda che mi posi al momento del mio ingresso nella colonia penale fu: come comportarsi? E mi decisi a non modificare il mio piano escogitato:avevo stabilito che ci si doveva comportare nel modo più semplice e indipendente,non mostrando un particolare tentativo di avvicinarsi agli altri detenuti; ma nemmeno di respingerli, se erano loro stessi a volere l'avvicinamento. Non avere per niente timore delle loro minacce e del loro odio e se possibile, dare a vedere che non li si notava. Avevo intuito fin dal primo sguardo che chiedere del cameratismo mi avrebbe fatto disprezzare.
Se, per compiacerli, mi fossi messo a fare l'amicone, a dar loro ragione, a familiarizzare e a mettermi alla pari con le loro qualità, per guadagnarmi la loro simpatia, essi subito avrebbero supposto che lo facevo per terrore e vigliaccheria e mi avrebbero trattato con disprezzo".
( da "Memorie da una casa di morti", di Fedor Dostoevskij )
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